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Abitare 2.0. La Filosofia del Vivere Bene

piscina a sfioro come metafora della fusione tra edificio e ambiente

Il significato dell’abitare

Un’abitazione non è semplicemente il luogo dove trascorrere la propria quotidianità, in un contesto avulso rispetto all’ambiente circostante. Abitare significa intessere un rapporto sano con lo spazio, soggiornare presso un luogo che sia divenuto la principale fonte del nostro benessere psico-fisico e dove praticare le abitudini che caratterizzano il nostro personale stile di vita. 

Solo se gli edifici rispondono alle qualità proprie di un vero sapere abitativo è possibile dunque realizzare il significato più autentico dell’appartenenza agli ambienti nei quali si vive. In Sardegna questa filosofia dell’abitare è profondamente radicata, ne danno prova concreta i paesaggi naturali ancora inviolati, la cui bellezza incantata è parte integrante del vivere ordinario, grazie alla costruzione di case che si adattano al territorio su cui sorgono piuttosto che trasformarlo.

In Sardegna, abitare significa sentire che gli spazi attorno a noi ci sono prossimi, parenti, ci liberano da ogni sensazione di smarrimento perché li riconosciamo come espressione di un’identità che è stata libera di realizzarsi armonicamente col contesto che costituisce lo scenario del vivere quotidiano. 

property green entrance in the garden

Il legame coi luoghi della comunità

Il modello abitativo sardo è il felice esito di una fiera risposta al proliferare dei “non luoghi” nelle varie aree urbane del mondo. Il termine coniato dal celebre antropologo Marc Augé, designa tutti quei luoghi di carattere transitorio dall’aspetto anonimo e omologato, i quali non presentano alcuna relazione culturale col territorio nel quale si trovano e inibiscono per loro natura le possibilità di socializzazione delle persone che li frequentano. Essi possono essere centri commerciali, villaggi turistici etc.; sono la tipica espressione di una contemporaneità globalizzata nella quale la genuinità delle culture locali e l’espressione della condivisione interpersonale all’interno della comunità è costantemente minacciata.  

Vivere laddove splendidi tramonti possono essere ammirati ogni sera, dove il mare riflette le più belle sfumature dell’azzurro e del turchese e dove si possono sentire i profumi di una florida macchia mediterranea, restituisce il senso di un’etica dell’abitare che si è dimostrata particolarmente efficace nel preservare questa sensibilità legata al rispetto delle peculiarità naturali dell’ambiente, curando quindi simultaneamente la stabilità dei legami dei suoi abitanti con la loro terra, in armonia con una mentalità in grado di aderire a un modello di sostenibilità dello sfruttamento delle risorse e degli spazi. Le architetture dei centri cittadini e dei paesi della Sardegna, sono lo specchio di un’idea di comunità che si dissocia radicalmente dall’isolamento sociale, creando luoghi che siano realmente a misura d’uomo. La diversità delle tradizioni e delle loro particolarità viene custodita in maniera costante, attraverso una politica di valorizzazione delle specificità locali che riesce comunque a integrarsi con le esigenze di innovazione della contemporaneità. 

natura e abitazione si fondono e confodono in un immagine di un paesaggio del Nord Sardegna. 
Un vigneto sul mare, con lo sfondo delle basse colline sarde

Autenticità di un’appartenenza culturale

Ciò che distingue l’isola è la capacità di mantenere riconoscibile l’identità della propria cultura, di cui le strade e i luoghi della vita comunitaria  sono manifestazione  più espressiva, si pensi ad esempio ai rinomati murales che decorano le vie di vari centri della Sardegna e rappresentano scene di vita agropastorale e costumi tipici, oltre a farsi portavoce di movimenti di denuncia sociale e partecipazione politica, oppure agli splendidi dipinti dell’artista Giuseppe Biasi, illustratore dei romanzi di Grazia Deledda e maggiore rappresentante della pittura sarda del Novecento, che si trovano esposti sulle pareti della stazione ferroviaria di Tempio Pausania. 

Sono altrettanto autentiche e partecipate dalla popolazione locale, le feste tradizionali come la Sartiglia di Oristano o la Cavalcata sarda di Sassari, vere e proprie occasioni di aggregazione e rinnovo di un sentimento di appartenenza alla comunità e alla sua cultura. Non minore importanza riveste l’attenzione rivolta alla genuinità dei prodotti alimentari locali che conferisce particolare rilievo al modello della filiera corta e all’utilizzo di metodi di lavorazione quanto più naturali possibile. 

Trasmissione di un’idea dell’abitare

Non è un caso se una delle qualità maggiormente attribuite al popolo sardo è quella dell’ospitalità. Solo chi abita nel senso più puro e vero la propria terra sa disporsi ad un’apertura verso l’altro, chi crea case in corrispondenza ad un paradigma armonico di vita sul  territorio può rendere quei luoghi realmente abitabili anche per coloro che provengono dall’esterno. A metà degli anni ‘70 uno dei più importanti cantautori italiani acquistò una tenuta immersa in una foresta di querce sempreverdi alle falde del Limbara, nel cuore della Gallura, per poi sceglierla come sua dimora permanente. Era Fabrizio De Andrè, il quale da allora rimase per sempre legato alla Sardegna e affezionato all’amicizia dei suoi abitanti, tanto da giungere ad affermare: “La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi”.

La filosofia dell’abitare presente su quest’isola è dunque un aspetto evidente che appare chiaramente anche a coloro che, pur non essendone originari, la scelgono come luogo dove poter beneficiare di uno stile di vita basato sul benessere. Questo significato traspare nella lingua stessa, in sardo “la casa” si dice “ sa domo”, dal latino “domus”, parola che indica non solo la dimora fisica ma “il luogo dove ci si sente a casa”.